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Contro la crisi, ecco i lavori più richiesti sul mercato

Contro la crisi, ecco i lavori più richiesti sul mercato

Infermieri, chimici, agronomi, falegnami, food blogger, energy manager. Tra vecchi mestieri e nuove opportunità, ecco una lista delle professioni più richieste nei prossimi anni.

Se vi domandate quale lavoro fa al caso vostro, prima di scegliere sarebbe il caso di leggere l’ultimo studio pubblicato da Fondazione Italia Orienta. Il rapporto offre uno scenario di sicuro più roseo di quello mostrato dai telegiornali. Aiutando chi non sa orientarsi nel mercato del lavoro a fare la scelta giusta.

Ai giovani italiani è stato detto di tutto: choosy, ambiziosi, permalosi, mammoni e bamboccioni. Poco importa se hanno sogni, speranze e aspirano al lavoro ideale. Certo è che con la crisi che incombe come una spada di Damocle la situazione non è più tanto florida. Bisogna adeguarsi. Essere flessibili. Magari rispolverare professioni e lavori dimenticati semplicemente perché considerati poco appetibili. E scoprire che ci sono tante alternative che prima non c’erano.

Secondo il rapporto sulle professioni più ricercate, nel 2020 ci saranno più di 8 settori dove la domanda di lavoro supererà l’offerta.

Nell’IT la richiesta di informatici e ingegneri informatici sembra non risentire la crisi. Accanto però ci sono altri settori dove la domanda è di gran lunga superiore all’offerta. Parliamo della professione d’infermiere. Già in passato molte strutture ospedaliere hanno fatto ricorso a personale sanitario proveniente fuori da nostro paese. E il trend è in crescita.

Si cercano infermieri. E da qui a 7 anni questa richiesta tenderà ad aumentare. Oggi sono 391 mila, e le previsioni, fino al 2020, parlano di 266 mila unità in più. Sorrideranno le giovani leve che si sono iscritte al corso di laurea in Scienze Infermieristiche. La loro scelta lavorativa è più che mai vincente.

La sanità da un lato chiede più infermieri ma dall’altro mette un freno al mercato, ormai saturo, di medici, odontoiatri e veterinari.

Antonio Cocozza, dell’Università Luiss di Roma, che ha partecipato allo studio, ha parlato di “100 mila posti di lavoro non coperti”. Si riferisce ai settori della green economy: sommelier, personal trainer dell’orto, agronomi e climatologi.

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